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31 ottobre 2008. Sulla mailing list di crittografia cypherpunks compare un documento di nove pagine, firmato da un nome che nessuno ha mai incontrato di persona: Satoshi Nakamoto. Descrive un sistema di pagamento che non ha bisogno di banche, notai, né di un server centrale che tenga i conti. Le ultime tracce online dell'autore, o degli autori, risalgono al 2011: dopo aver passato il controllo del codice a un gruppo di sviluppatori, Satoshi Nakamoto sparisce dalla rete e non risponde più a nessuno. Nessuno ha mai dimostrato chi fosse davvero.
Il primo blocco della catena, minato il 3 gennaio 2009, contiene un dettaglio che ne fissa la data: nel campo riservato ai dati, Nakamoto incolla il titolo del Times di quel giorno, “Chancellor on brink of second bailout for banks”. Serve a dimostrare che il blocco non è stato creato prima, e a dire in poche parole perché Bitcoin nasce.
Una blockchain è un registro copiato in modo identico su decine di migliaia di computer sparsi per il mondo. Ognuno di questi computer, chiamati nodi, scarica da solo l’intera storia della catena, blocco per blocco, e la verifica senza fidarsi di nessun altro nodo: se uno di loro provasse a truccare i conti, gli altri se ne accorgerebbero e lo scarterebbero. I nodi raggiungibili in ogni istante sono oggi oltre 22.000, ospitati in più di 150 paesi. È una cifra che sottostima il totale reale, perché molti restano volutamente nascosti dietro reti anonime come Tor.
Il codice che fa funzionare tutto questo non appartiene a un’azienda. Bitcoin Core, il software di riferimento, viene scritto e discusso pubblicamente da programmatori sparsi nel mondo, che devono trovare un accordo prima che una riga entri a far parte del sistema.
Dal genesis block del 3 gennaio 2009 la catena cresce di un blocco ogni dieci minuti circa, aggiunto da chi nel mondo risolve per primo un calcolo complesso. Nessuna autorità sceglie chi vince: vince chi calcola più in fretta, oggi come diciassette anni fa. La catena ha superato i 960.000 blocchi. A tenerla in piedi è una potenza di calcolo che oggi si aggira sui 900 exahash al secondo, distribuita tra migliaia di operatori in decine di paesi: il più grande dei pool di mining copre poco meno di un terzo del totale, gli altri si dividono il resto.
Le blockchain più recenti spingono lo stesso principio oltre il mining. Su Ethereum un blocco diventa definitivo solo quando lo approva la maggioranza degli oltre 950.000 validatori indipendenti che partecipano alla rete: persone e organizzazioni che hanno messo in gioco una parte dei propri risparmi come garanzia, e che nella maggior parte dei casi non si conoscono tra loro.
22.000
Nodi raggiungibili in ogni istante, ognuno con una copia identica e completa della blockchain
150+
Paesi in cui sono ospitati i nodi della rete Bitcoin
960.000+
Blocchi aggiunti alla catena dal genesis block del 3 gennaio 2009, uno ogni circa 10 minuti
960.000+
Validatori indipendenti che devono trovarsi d'accordo prima che un blocco diventi definitivo su Ethereum


