Tra il 18 e il 22 gennaio 2003, a Xiangshan, un villaggio della provincia cinese del Guangdong, 350 abitanti — contadini, operai, bambini, anziani, lavorano per cinque giorni con cento tonnellate di argilla rossa locale. Le istruzioni che ricevono da Antony Gormley sono tre: ogni figura deve stare in una mano, deve reggersi in piedi da sola, deve avere due occhi. Per il resto, decide chi la fa. Alla fine dei cinque giorni le figure sono 210.000. Vengono cotte nei forni di una fabbrica di laterizi vicina, poi esposte per la prima volta a Guangzhou nel marzo 2003, dove restano per tre mesi prima di andare a Pechino, Shanghai e Chongqing, tra il 2003 e l’inizio del 2004.

L’installazione si chiama “Asian Field” e occupa, in ogni tappa, oltre duemila metri quadrati. Le figure vengono disposte a terra, fitte, tutte rivolte verso un solo punto d'ingresso: chi entra nella sala si trova davanti a duecentodiecimila piccoli volti che guardano nella sua direzione.

Gormley lavora al progetto “Field” dal 1989. La prima versione, chiamata “American Field”, la realizza nel 1991 a Cholula, in Messico, con la famiglia Texca, mattonai della zona: sessanta persone, dai sei anni in su, che in quel caso fanno 35.000 figure con venticinque tonnellate d’argilla locale. Nel 1993 segue “Field for the British Isles”, realizzato con più di cento volontari a St Helens e con la fabbrica di laterizi Ibstock: l’anno dopo vince il Turner Prize. Altre versioni arrivano in Australia, Svezia, Brasile, ogni volta con una comunità diversa e un'argilla diversa.

Il procedimento resta lo stesso: Gormley dà le tre istruzioni, poi si occupa solo della cottura e dell’allestimento. Non seleziona le figure, non le corregge, non le uniforma. La firma sotto l’opera è la sua, ma a farla materialmente sono centinaia di persone di cui i cataloghi museali, di norma, non riportano il nome.

Il numero delle figure cambia leggermente da un’esposizione all'altra, perché qualcuna va sempre perduta lungo il percorso. Alla Biennale di Sydney del 2006, in mezzo a qualche polemica sul fatto che l'opera fosse firmata da lui e non dai 350 che l'avevano fatta, alcune figure spariscono, rubate dai visitatori. È successo anche con “Field for the British Isles”: quando l’opera è tornata in mostra a Colchester nel 2019, Gormley ha raccontato che diversi pezzi non sono mai più tornati indietro. Le ha definite, semplicemente, figure che se ne sono andate a spasso.

210.000

Figure di argilla create per “Asian Field”, in Guangdong nel 2003

350

Abitanti del villaggio di Xiangshan coinvolti, nessuna guidata dall'artista

5

Abitanti del villaggio di Xiangshan coinvolti, nessuna guidata dall'artista

5

Figure della prima versione, “Field”, realizzata nel 1991 in Messico

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