L’11 settembre 1988 circa 300.000 persone si radunano al Tallinn Song Festival Grounds per cantare canzoni patriottiche, proibite fino a poco prima sotto il regime sovietico. È quasi un quinto degli 1,5 milioni di abitanti dell’Estonia dell’epoca. Nessuna organizzazione centrale convoca l’evento: lo mettono insieme cori e gruppi locali, da soli, nel corso dell’estate 1988. L’episodio prende il nome di Rivoluzione Cantata. Non c’è un comando unico: la partecipazione è la somma di decisioni individuali, prese da persone e cori diversi, di presentarsi tutti la stessa sera nello stesso prato. Tre anni dopo, nel 1991, l’Estonia torna indipendente.
La tradizione che porta a quella sera è più vecchia di un secolo. Nel 1869, a Tartu, l’editore Johann Voldemar Jannsen organizza il primo Canto Estone della storia: 51 cori maschili e bande d’ottoni, 845 cantori in tutto, quasi tutti contadini. È la prima volta che cantano in estone davanti a un pubblico, l’Estonia è allora parte dell’Impero russo, e la lingua estone non ha ancora uno status ufficiale. Da quel primo festival la tradizione non si è mai interrotta: quella del luglio 2025 è la ventottesima edizione.
Il meccanismo alla base del Laulupidu è rimasto lo stesso per centocinquant’anni. Non esiste un coro nazionale che prova insieme tutto l’anno. Ci sono centinaia di piccoli cori sparsi per il paese, ognuno con il proprio direttore, che si allenano per conto proprio per mesi, a volte anni. Per essere ammesso al palco finale un coro deve superare due turni di selezione regionale, in cui viene verificato il repertorio e l’intonazione. Ogni coro prova da solo per cinque anni. Poi, per pochi giorni, tutti insieme diventano un solo coro sul palco di Tallinn.
Nell’edizione del 2025 sono saliti sul palco oltre 41.000 tra cantanti, danzatori e musicisti, organizzati in 1.869 formazioni, un numero scelto apposta, per coincidere con l’anno di fondazione. Gli spettatori nei quattro giorni di festa sono stati circa 100.000. Il coro più numeroso mai riunito sul palco resta quello del 1969, l’edizione del centenario: 24.500 voci, in un periodo in cui cantare in estone sotto il controllo di Mosca comportava ancora un certo rischio.
Dal novembre 2003 l’UNESCO ha inserito la tradizione del canto e della danza, condivisa da Estonia, Lettonia e Lituania nella lista del patrimonio immateriale dell'umanità. Il riconoscimento arriva oltre un secolo dopo l’avvio della tradizione, e riguarda soprattutto la parte meno visibile del fenomeno: le centinaia di cori che, nei cinque anni tra un’edizione e l’altra, si preparano separatamente in tutto il paese prima di convergere per qualche giorno sullo stesso palco.
845
Cantori al primo Canto Estone, nel 1869 a Tartu: l'inizio della tradizione
300.000
Persone stimate, riunite nel canto del settembre 1988 che accese la Rivoluzione Cantata
1.869
Formazioni — cori, gruppi di danza e orchestre popolari, in scena nell'edizione 2025, in omaggio all'anno di fondazione
1.869
Edizioni dal 1869 a oggi, quasi tutte a distanza di cinque anni

