Nature
Per qualche settimana all’anno, lungo la costa del KwaZulu-Natal, in Sudafrica, basta un passaparola perché pescatori e curiosi si precipitino sulla spiaggia: sono arrivate le sardine. Il fenomeno si chiama Sardine Run e avviene nell’inverno australe, tra maggio e luglio. Tra decine e centinaia di milioni di sardine si spostano dalla costa meridionale del paese a quella orientale, percorrendo oltre mille chilometri. Viene segnalato almeno dal 1853.
Le dimensioni sono notevoli. Secondo la rivista bioGraphic, i banchi possono superare i sette chilometri di lunghezza, uno e mezzo di larghezza e trenta metri di profondità, abbastanza da essere visti dall’aereo. Per biomassa, cioè per la quantità complessiva di materia vivente, gli scienziati li paragonano alla migrazione degli gnu in Africa orientale.
Il momento più noto della migrazione però non riguarda il banco intero, ma una piccola parte. I delfini comuni, che in alcune stagioni sono stati contati fino a diciottomila, circondano gruppi di sardine con cortine di bolle e li spingono verso la superficie, dove non hanno vie di fuga. Si forma così quella che in inglese si chiama bait ball, “palla da esca”: una sfera di pesci larga dieci-venti metri, che di solito si disfa in meno di dieci minuti.
Vista da vicino, una bait ball sembra un unico organismo che ruota e si contrae. In realtà nessuna sardina la dirige. Ogni pesce si allinea soltanto a quelli che ha accanto, e i cambi di direzione continui, che fanno lampeggiare il banco, servono a confondere i predatori. Il principio era stato descritto nel 1971 dal biologo britannico W.D. Hamilton in un articolo diventato molto citato, “Geometry for the selfish herd”. Secondo Hamilton, ogni animale cerca di mettere altri individui tra sé e il predatore, e da questo comportamento nascono inevitabilmente i gruppi compatti. Detto in modo semplice, la sfera esiste perché migliaia di sardine cercano, ognuna per sé, di non finire sul bordo.
Anche dall’altra parte non c’è un coordinamento. Una volta che i delfini hanno spinto i pesci in superficie, arrivano gli altri predatori. Decine di migliaia di sule del Capo, uccelli marini, si tuffano da fino a venti metri d’altezza; poi le balenottere di Bryde attraversano la sfera con la bocca aperta. Le specie approfittano una del lavoro dell’altra senza che ci sia un piano comune.
Resta da capire perché le sardine facciano questo viaggio, visto che partecipa solo il dieci per cento circa di quelle sudafricane e in certi anni la migrazione non avviene. Una risposta è arrivata nel 2021 da uno studio pubblicato su Science Advances, basato sull’analisi genetica dei pesci. Queste sardine provengono in gran parte dalla popolazione atlantica, che preferisce l’acqua fredda: si staccano da quella che vive in acque più calde e seguono verso l’Oceano Indiano brevi periodi di risalita di acqua fredda. Quando quell’acqua finisce, restano in un ambiente troppo caldo per loro.
7 km
La lunghezza dei banchi più grandi, larghi 1,5 km e profondi 30 metri
18.000
Delfini comuni contati attorno ai banchi in alcune stagioni
10 minuti
Durata tipica massima di una bait ball
10 minuti
La quota delle sardine sudafricane che prende parte alla migrazione
